La storia delle edicole in italia

BREVE STORIA DI PIRATI E DI EDICOLE

Tracciare una linea temporale delle riviste informatiche e videoludiche, nonché del fascino delle edicole nei primi anni '80 non è semplice, sopratutto per i ragazzi cresciuti nel mondo moderno. Le prime pionieristiche riviste erano l'unico mezzo di diffusione del sapere informatico presso un pubblico ristretto di appassionati. Le edicole quindi erano trasformate in veri “sancta sanctorum” dove mensilmente ci si recava in religioso pellegrinaggio da chi voleva imparare a usare un computer o tenersi aggiornato sulle “ultime” novità videoludiche.

26 Jul 2016 0 comment
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Nelle nostre case avevamo un Commodore VIC20 o i più signori, uno Spectrum o addirittura un prestigioso Commodore 64, mentre i videogiocatori sfoggiavano console preistoriche, Atari 2600 o Colecovision tra le più famose.

Le riviste erano molto diverse da oggi, così come i loro lettori: agli albori non contava molto l'aspetto estetico, d'altronde non esisteva l'impaginazione elettronica, erano spesso in bianco e nero o se fortunati in tricromia, per contenere gli elevati costi della stampa. Le notizie poi non erano mai recenti, ma questa latenza non era più di tanto un problema: Internet esisteva ma a solo uso dell'esercito, e l'accesso alle lentissime BBS era impedito dai costi stellari delle telefonate interurbane, senza contare che chi abitava fuori dai grossi centri abitati era praticamente tagliato fuori.

La prima traccia di informatica la si trovava nelle riviste di elettronica, dove diedero sempre più spazio a vari kit di montaggio che permettevano, a chi era capace, di assemblare un "home computer". Questo portò a una lenta consapevolezza sull'uso dei computer nelle case di tutti, e non più destinati a grandi aziende.

Si arrivò quindi ad avere due filoni principali, due generi di testate: quelle per gli informatici smanettoni e quelle con le cassettine pirata. Le prime avevano notizie, recensioni di software e hardware, e i preziosi listati da digitare. Le seconde, invece, erano dedicate a chi voleva giocare e basta: a causa di un gigantesco buco legislativo in merito al copyright sul software, numerosi editori furono “liberi” di copiare i videogiochi su cassetta e distribuirli in edicola, cambiando semplicemente il loro nome e qualche dettaglio, senza dare un soldo bucato ai legittimi proprietari.

Se da un lato questo bizzarro fenomeno (comunque non solo italiano) ha contribuito a relegare il nostro paese in una sorta di “terzo mondo informatico” da cui ancora oggi, purtroppo, l'Italia fatica a uscire, l'altra faccia della medaglia e che queste riviste pirata contribuirono a diffondere i videogiochi e gli Home Computer come il Commodore 64, lo Spectrum e l'MSX in tutte le case, crescendo una passione per i videogiochi che in seguito diedero la spinta a macchine più moderne come i PC e la PlayStation.Vero anche che la distribuzione dei videogiochi originali non esisteva proprio: le poche società che si affacciavano, come per esempio la storica "ditta Armati" operavano ai margini della legalità: per avere un importatore ufficiale come lo conosciamo oggi, dobbiamo arrivare al 1985: si, quella Mastertronic che poi cambierà nome in Leader. Ma per trovare e riuscire ad avere software originale passò almeno un altro anno. La verità che viene a galla è dunque sconcertante: gli unici modi per procurarsi dei videogiochi era andare in edicola (o dal giocattolaio se si aveva una console): dei veri e propri “murales” facevano bella mostra di se nelle edicol, decine e decine di testate con nomi e cover variopinte... dove l'unico parametro di scelta era la pura casualità.

Detto in questi termini può sembrare che le riviste pirata furono il male assoluto, ma non è del tutto vero: alcune di queste pubblicazioni erano realizzate particolarmente bene. Linguaggio macchina, per esempio, aveva più versioni, una con cassetta per C64 e Spectrum, una per Commodore 16 e Vic 20 (poi MSX). Conteneva ben sei giochi al mese per singola piattaforma, e un altro plus era il velocizzatore dei caricamenti, i famosi "Turboload", indispensabili per accorciare i tempi biblici del registratore. Completava il tutto un corso di Assembler e i classici listati Basic, oltre a una serie di notizie sui videogiochi in uscita.

Anche Go Games, delle Edizioni Fermont (che fu fondata da Ferri e Monti delle Edizioni Hobby, per distinguere la roba pirata da quella buona), era davvero bella; una serie di monografie di Aldo Spinelli sulla storia dell'informatica dal titolo “L'uomo e il computer" rimasta però incompiuta: per risparmiare sui costi, negli ultimi la rivista si limito a pubblicare solo una breve descrizione dei giochi su cassetta, tagliando fuori ogni altro articolo. Le cassettine della S.l.P.E, altro nome storico dell'epoca, erano tra le più complete; ben 32 pagine a colori. Nomi come Program e Playgames, con tanto di edizioni Special che comprendevano, su una sola cassetta, oltre venti giochi e spesso con tanto di gadget, di solito una maglietta estiva.

Un altro aspetto di queste produzioni sono i giochi stessi; spesso erano mal funzionanti o mutilati di alcune loro parti: ce anche chi sostiene – e non è del tutto errato come ragionamento - che sono stati proprio loro a inventare le demo, ben prima delle riviste moderne.

Le cassette pirata - e poi i rari dischetti - in edicola ebbero vita facile fino al 1988-89: ma c'era anche chi come le Edizioni Di.Erre di Napoli, che andò avanti anche molto dopo, non si preoccupava nemmeno di cambiare i titoli dei giochi: emblematico era ZIP Disk, che ricordava sfacciatamente il logo di Zzap!.

La legge sul copyright fu approvata in maniera definitiva nel 1990: una nuova normativa che, per la prima volta, riconosceva al software lo status di opera d'ingegno, tutelata dai diritti d'autore, esattamente come avveniva per film e musica. Cambiare due righe al codice o il nome del gioco, insomma, non bastava più.

Nel giro di pochi anni queste bizzarrie dell'editoria videoludica sparirono tutte, lasciando però, un segno indelebile nel cuore di tanti videogiocatori . . .

Last modified on Sunday, 28 August 2016 14:40
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